La storia

La storia

Eddy se ne va, e mai Virgilio avrebbe potuto immaginare che dai disastri della guerra sarebbe potuta nascere quell’amicizia inaspettata, quell’intesa così sincera.
L’esercito alleato aveva raggiunto Rimini alcuni mesi prima, costringendo i tedeschi a ritirarsi. Era di settembre, il 1944, e Eddy, giovane ufficiale britannico, si ritrovò in collina a cercare una casa dove potesse acquartierarsi insieme con i propri soldati.


Era giovane, di bei modi. Conosceva Rimini, la sua riviera: gliene aveva spesso parlato il padre, che da ragazzo veniva a passar le vacanze lì. “Rimini smiles”, gli diceva, ricordando la serena dolcezza del mare.
Nel risalire i crinali dei colli, Eddy sostò, lasciandosi andare all’immenso abbraccio di cielo e mare, notizia vivente d’infinito.
“Benvenuto alla Sgrigna”, mormorò una voce alle sue spalle, gentile, sommessa. Eddy si voltò: “Sono Virgilio”, disse il giovane signore, quarant’anni, forse, portati con affabilità. “Sgrigna?”, sorrise Eddy articolando a fatica, divertito da quel buffo nome, certamente. “Significa ridere, ridere senza potersi fermare.” “Rimini smiles...”, esclamò d’un soffio l’ufficiale, gli occhi luminosi a ricordare il padre lontano: e gli parve d’esser tornato a casa.
Fu così che divennero amici; fu così che, nel tepore di un settembre finalmente vuoto di paura e pieno di sole, Eddy e Virgilio unirono un destino.
L’inglese: “Conosci il gin?”.
L’italiano: “Qui abbiamo l’uva. Il ginepro solo in cucina”.
I vigneti della Sgrigna s’erano salvati dalle bombe, un miracolo aveva risparmiato i poderi dalla rovina. E laggiù, solo, ecco un piccolo cespuglio di bacche.
A Virgilio venne un’idea, ne parlò con Eddy, provò.
Si affaccendarono, attesero, distillarono: ed ecco un liquore, un liquore dal gusto fragrante, un’essenza d’uva profumata di ginepro, qualcosa mai esistito prima, alleanza della natura, l’incontro tra due terre, due lingue, due civiltà, armoniosa amicizia tra due anime per farne una sola.
Virgilio ne scrisse la formula in un quadernetto, il suo diario: “Eddy e Gin, 30 settembre 1944, Rimini, La Sgrigna”. E le stesse pagine racchiudono soprattutto la storia soave di un’amicizia sincera.

L’anno dopo, a primavera, Eddy ripartì. Lo attendeva l’Inghilterra, il ritorno a casa, il futuro. Non volevano lasciarsi, ma si doveva.
Virgilio riempì lo zaino dell’amico di numerose piccole bottiglie di quel suo liquore. “La nostra Amicizia”, sussurrò a Eddy, “ricordati di me, di Rimini, di questa terra, della riviera. Rimini smiles, la Sgrigna anche. E continueranno a farlo. Per te.”
Si salutarono in silenzio, la tristezza chiusa in petto, un abbraccio, una stretta di mano.
Eddy attese di tornare in Inghilterra per bere quel gin: gli sembrava così che Virgilio stesse lì a gustarselo con lui. E solo allora vide. Su quelle etichette incollate di fretta sulle bottiglie, una scritta a mano diceva: “Riviera Gin. La Sgrigna. Ciao, Eddy.”

Tanto tempo passò, il quadernetto di Virgilio finì col nascondersi chissà dove: ma non il ricordo, non il pensiero del cuore per quell’amicizia mai dimenticata.

E ora, nel settembre appena trascorso, quel diario ormai sdrucito, ormai consunto, par che da solo abbia deciso di cercar la strada tra le mille cose ammassate nella soffitta della vecchia casa in collina. E dopo più di settant’anni, di settembre come allora, farsi trovare da Laurina, figlia amatissima di Virgilio, e suggerirle di donarlo a Alessandro, nipote di lei, e esortare Alessandro a mostrarlo all’amico Roberto, e incoraggiare entrambi a leggerlo, e invogliarli a far rivivere quell’antica prodigiosa formula di  un Gin mai inventato né prima né dopo da alcuno.

Così ecco il “Riviera Gin”: proprio lui, il Gin della terra riminese, il liquore della Sgrigna antica arrivare a casa nostra, invitarci a gustarne le essenze, orientarci a percepirne gli aromi, e uva, e ginepro, e l’aria leggera del mare.
E insieme raccontarci una storia di amici, incontro di due anime che mai conosceranno tramonto, avvenuto qui, a Rimini, tra le colline, sotto quel cielo che è ancora lo stesso cielo, “così bello quand’è bello, così splendido, così in pace”, trasparente, leggero, talvolta velato di brume, caligini, nebbie ispessite, più spesso limpido di terso sottile cristallo, sotto un sole amico, confidente, sincero, a ricordare il vivo sentimento della storia, a rammentarci di noi.

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